Una bella cavalcata

Una bella cavalcata

«Vado a farmi una bella cavalcata», dice Stefania, donna non più giovane ma ancora attraente, al marito immerso nella lettura del giornale.

Egli fa un cenno d’intesa, senza distogliere gli occhi dalla pagina che legge avidamente.

Uomo opprimente ed occhiuto, ha già più volte seguito, e poi fatto seguire da professionisti, la moglie, che egli considera come una proprietà da custodire e preservare.

Sa per certo — tanto che ormai se ne disinteressa — che la moglie va davvero al Centro Ippico, ormai da anni, e appena uscita si dirige a casa senza indugio.

Quello che ignora è che Stefania, il più delle volte, non va per cavalcare, ma per essere cavalcata.

Chi ne tiene le briglie è Manrico, professore di latino e greco nel liceo cittadino, uomo tanto colto quanto instancabile.

Per Stefania e Manrico il Centro Ippico è una via di fuga da una vita grigia, occasionale ma provvidenziale.

Quando finiscono, e si ricompongono, non si giurano amore eterno, ma si scambiano sguardi pieni di soddisfazione e di promesse.

Sanno entrambi che potrebbe essere l’ultima volta, ma anche che, se ce ne sarà una prossima, sarà altrettanto soddisfacente.

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